Un Viaggio nel Tempo

Il Tartufo nella Storia

Dalle civiltà antiche al Rinascimento: 5000 anni di cultura gastronomica

Cronologia

Un viaggio attraverso i millenni

3000
a.C.

I Sumeri e i Babilonesi

Alcuni autori fanno risalire le prime notizie riguardanti i tartufi addirittura dagli antichi Sumeri, che pare mangiassero abitualmente tartufi mischiandoli ai pochi vegetali di cui potevano disporre, quali orzo, ceci, lenticchie e senape.

Successivamente i Babilonesi, che li sottomisero intorno al 3000 a.C., mantennero tale abitudine apprezzandoli in modo particolare, tanto da fornire abbondanti ceste per la mensa reale.

2600
a.C.

Gli Egiziani e i Faraoni

Gli Egiziani non furono certo da meno (2600 a.C.), e lo stesso Faraone Cheope sembra esserne stato particolarmente ghiotto.

II sec.
a.C.

L'Epoca Greco-Romana

L'epoca greco-romana fu teatro di un vivace dibattito sulla natura dei tartufi, che coinvolse filosofi, naturalisti, poeti e imperatori.

Già nel II secolo prima di Cristo, Giovenale, nel corso di uno dei banchetti cui era solito partecipare recitando le proprie satire, dopo aver descritto una portata a base di porco accenna ai tartufi:

"Dopo di questo saranno serviti i tartufoli, se i desiderati temporali avranno saputo rendere più laute le nostre cene!"— Giovenale

Cicerone fu più conciso e affermò semplicemente: "Li tartuffi son figli della terra". Dopo di lui Valerio Flacco manifesta un'insolita teoria sui tartufi: "Urticam mare procreat, terra vero tubera" (Come il mare genera le alghe, così la terra i tartufi).

L'imperatore Nerone, tra un incendio e l'altro amava poetizzare a suon di lira e con enfasi li definì:

"Li tartuffi son figli degli dei!"— Nerone
476
d.C.

Il Medioevo: Secoli di Oblio

Nel Medioevo se ne perdono le tracce. Il tartufo scompare dalle cronache e dalle tavole per diversi secoli, avvolto nel mistero e dimenticato.

1500
d.C.

Il Rinascimento: Il Grande Ritorno

Lo si ritrova, in epoca rinascimentale, alla tavola di Caterina de' Medici e Lucrezia Borgia e in tutti i banchetti più fastosi.

Nel 1500 il medico umbro Alfonso Ciccarelli scrive il primo trattato sul tartufo e sempre nello stesso secolo, per la prima volta, Andrea Cesalpino annovera inequivocabilmente i tartufi tra i funghi.

1810
d.C.

La Scoperta del Legame con le Piante

È importante ricordare che il "legame" tra pianta e tartufo fu intuito, per la prima volta, da un agricoltore francese nel 1810 il quale dopo aver seminato ghiande raccolte sotto querce che producevano tartufi neri (della specie "Tuber melanosporum"), si accorse, alcuni anni più tardi, che anche le giovani querce erano divenute a loro volta produttrici.

1900
d.C.

La Prova Scientifica della Simbiosi

Ma dovette passare un altro secolo abbondante prima che Oreste Mattirolo riuscisse a provare la relazione micorrizica e, quindi, a svelare il rapporto di simbiosi esistente tra essenza vegetale e tartufo.

La Rivoluzione Scientifica

Per millenni il tartufo è stato avvolto nel mistero. Filosofi, poeti e imperatori hanno dibattuto sulla sua natura senza mai comprenderne davvero l'origine.

Solo nel XIX secolo, grazie all'intuizione di un agricoltore francese e alla successiva ricerca scientifica di Oreste Mattirolo, si è finalmente svelato il segreto: la simbiosi micorrizica tra fungo e pianta.

Questa scoperta ha rivoluzionato la comprensione del tartufo, trasformandolo da "miracolo della natura" a fenomeno scientifico spiegabile, aprendo la strada alla moderna tartuficoltura.

Cinquemila anni di storia, in un solo profumo

Scopri i tartufi dell'Alta Langa che portano avanti questa tradizione millenaria.